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VOGLIO
PRESENTARE QUESTO MIO IMPEGNO PER METTERE IN LUCE IL PROBLEMA
GRAVE CHE ESISTE DEL MALATO CRONICO, CONDIZIONE CHE ANCH'IO
STO VIVENDO DA ANNI:
VORREMMO ESSERE IN TANTI PER PROPORRE QUESTA NUOVA SPECIALIZZAZIONE,
UN'APERTURA NEI CONFRONTI DI QUESTA MALATTIA E RICERCA.
PER CUI PIU' SIAMO PIU' GUARIREMO.
"UNITI CONTRO IL DOLORE, FAR PROMUOVERE LE TERAPIA DEL
DOLORE CRONICO".
MANDATEMI UNA E-MAIL E UNA VOSTRA ADESIONE AL MIO INDIRIZZO
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Figura rappresentante
il doppio aspetto della "medicina del dolore". A
sinistra l'ala della farfalla rappresenta la terapia del dolore
acuto che vede l'Algologo impegnato in forma consulenziale
con tutti i colleghi. L'ala di destra rappresenta invece la
lotta contro il dolore cronico. Alla base di questa lotta
stà una relazione d'aiuto che interpreti i bisogni
della persona sofferente e identifichi in comune accordo le
soluzioni immediate e tardive per un completo recupero.
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| Perchè
è nata l'Associazione "FederDolore" |
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Lo sviluppo di questa disciplina e l'organizzazione
di queste strutture sono sempre state affidate all'autodidattica
o a frammenti di conoscenza recuperati in altri centri, all'iniziativa
del singolo medico,allo spirito imprenditoriale di qualche
dirigente sanitario. La formazione degli esperti e il riconoscimento
delle strutture sono due aspetti fondamentali per la concreta
realizzazione della "Medicina del Dolore". Per la
realizzazione di questo difficile percorso si è pensato
a due forze trainanti, il rapporto continuo con le Istituzioni
governative nazionali e regionali nonchè alla condivisione
del sapere esistente, attraverso una fusione in un gruppo.
"FederDolore" è nata nel 2003 per iniziativa
di quattro algologi e si rivolge a questi colleghi e a questi
centri coinvolti nella lotto al dolore.
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| La
mission di FederDolore o "Coordinamento Italiano dei Centri
di terapia del dolore" intende proporsi come gruppo idoneo
a: |
| 1. |
Rappresentare presso le Istituzioni
regionali (Assessorati) e nazionali (Ministero della
Salute) tutti coloro che si occupano di terapia del
dolore allo scopo di definire i principi fondamentali,
gli aspetti economici edi criteri che sottendono l'istituzione
delle Unità ospedaliere.
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| 2. |
Condurre studi epidemiologici
riguardanti i bisogni della popolazione e le realtà
operanti per conoscere e far conoscere questa disciplina
sanitaria
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| 3. |
Definire i criteri fondamentali
per il riconoscimento dell'eccellenza delle strutture
ospedaliere dedicate alla cura del dolore.
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| 4. |
Informare in modo permanente gli
operatori al fine di raggiungere comportamenti omogenei
nella diagnosi e nel trattamento del dolore acuto e
cronico
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| 5. |
Tenere relazioni proficue con
le Società Scientifiche nel campo del dolore
e con le Associazioni di pazienti affetti da dolore.
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Le
iniziative in corso di FederDolore
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I Giovani e la
sofferenza: il dolore fisico
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La terapia del dolore:la
formazione degli esperti ed il riconoscimento delle strutture
tutti conosciamo il dolore come sintomo di una ferita accidentale
o di una breve malattia che ha interrotto il bene-essere quotidiano.
Pochi sanno cosè il dolore cronico e come si riduce
chi lo prova. Tutti i medici devono trattare il dolore e impedire
che esso distrugga chi lo prova. Ma solo gli Algologi hanno
le armi per sconfiggere le forme più gravi e per prendersi
cura del malato affetto dal dolore cronico. In Italia la terapia
del dolore è molto avanzata ma presenta due gravi lacune:
la mancanza di strutture riconosciute (I Cnenri di Medicina
del Dolore) e la necessità di coordinare gli Specialisti
verso percorsi diagnostici-terapeutici comuni, formando gli
esperti di domani.
Ai giovani diciamo che non ha senso soffrire in questo secolo,
che le armi ci sono e che i sistemi di tortura devono essere
sconfitti. Provare dolore è parte della vita, farsi
distruggere da esso perchè la medicina è solo
sorda al lamento di chi soffre non è giusto.
La sordità del medico, l'incapacità all'uso
dei farmaci analgesici, il timore degli oppiacei, la scarsa
conoscenza delle tecniche antalgiche dovuta alla breve vita
di questa nuova scienza hanno sono responsabili dei lamenti
dei malati.
Al Ministero della Salute chiedono il riconoscimento di alcuni
Centri di Riferimento presso cui definire gli standard strutturali
e organizzativi, i percorsi diagnostico-terapeutici, i raccordi
tra procedure e sistema di finanziamento. Sarebbe un primo
e importante passo per la crescita della Medicina del Dolore.
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Cos'è il
dolore
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Il dolore è un sintomo e ha l'importante
funzione di rilevare l'esistenza di una malattia del nostro
corpo o la presenza di un evento lesivo che può arrecare
danno ai nostri tessuti. La letteratura di questo messaggio
ci permette di diagnosticare e quindi abilmente curare il
male cosi' come la sua immediata percezione ci permette di
allontanare un arto o di metterci al riparo da una nuova aggressione
esterna. Siamo tutti coscienti della necessità di percepire
il dolore e abbiamo tutti, più o meno, la capacità
di sopportare questo sintomo nell'attesa che la malattia guarisca
o che la ferita si rimargini. La somministrazione di analgesici
secondo attente modalitàè sicuramente gradita
e permette spesso una ripresa piu' rapida, un allenamento
ridotto e un senso meno tragico di alcune malattie. L'attenzione
ai sintomi, come la febbre, la tosse, la nausea e cosi' il
dolore deve diventare importante nella pratica medica volta
sempre più alla quantità di vita della persona
malata. In ogni Ospedale moderno la sofferenza non ha luogo
e dovrebbe esistere una cultura del dolore, un rilevamento
di tale sintomo e una equipe di "trattamento del dolore
acuto" affidata alla sapiente mano degli Anestetisti
che già proteggono i pazienti dal dolore acuto"
affidata alla sapiente mano degli Anestesisti che già
proteggono i pazienti dal dolore chirurgico.
Il vero problema nasce quando la malattia non guarisce, perdura
e si cronicizza, manifestandosi, talvolta in modo violento
ed esasperante, con il dolore, che man mano perde i connotati
di sintomo e diviene esso stesso malattia, perchè domina
il quadro clinico, coinvolge le funzioni dell'organismo e
ogni spetto della vita di chi lo prova Il dolore diviene un
fattore di disabilità, che si unisce a quelli della
malattia sottostante, impedendo alla persona di svolgere la
sua vita quotidiana, dalle cose semplici di casa a quelle
piu' complesse del lavoro. Pensiamo alle malattie osteoarticolari,
al mal di schiena, all'artrosi, alla cefalea.
Esistono addirittura casi in cui la malattia è guarita
ma ha lasciato come traccia eredità il dolore. Nelle
lesioni delle vie nervose, proprio di quelle deputate alla
conduzione dello stesso dolore, il danno provocato dal male
diviene responsabile di continuo dolore. Ma riferisco alle
nevralgie e cosiddetto"dolore da deafferentazione"
che accompagnano le lesioni nervose periferiche e centrali,
I pazienti trovano difficoltà ad esprimere ciò
che provano per le singolari caratteristiche (bruciore, sensazioni
di aghi, scosse elettriche) di questi dolori spesso poco intensi
ma continui e devastanti.
La continua presenza fa assumere a questi dolori le caratteristiche
di una vera e propria malattia, moderno strumento di tortura.
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La terapia
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Dobbiamo distinguere il trattamento del
dolore sintomo, acuto o cronico che sia, dalla cura del paziente
affetto dal dolore-malattia. Nel primo caso l'abile prescrizione
di farmici analgesici, la somministrazione di questi mediante
tecniche antalgiche opportune, permette il controllo del dolore
anche nei casi più disperati. Il dolore delle coliche
renali e biliari, i dolori mestruali, quelli legati alle ferite
traumatiche, agli interventi chirurgici, alle stesse neoplasie,
sono controllabili dagli algologi e dai loro strumenti antalgici.
La morfina e gli altri oppiacei sono utilizzati con semplicità
e accortezza offrendo armi eccezionali contro sintomi di numerose
malattie. Gli algologi sanno ora quando e come utilizzare
questi potenti analgesici dimostrando ogni giorno la stupidità
di antiche paure suscitate da questi farmaci, a torto definiti
droghe.
Di fronte al dolore-malattia la cura non consiste solo nella
somministrazione di farmaci appropriati o alla applicazioni
di tecniche antalgiche avanzate, come la neurostimolazione
o la neuromodulazione spinale oppiacea, ma si basa su una
diagnosi accurata di come insorge il dolore e su una "presa
di carico" che si rivolge al dolore, alla devastazione
psicologica e alla disabilitaconnessa. Queste forme di dolore
cronico, in continuo aumento sia per l'invecchiamento della
popolazione, sia per per la capacità della medicina
di sanare il male lasciando il dolore, richiede una realtàospedaliera
specialistica ben identificata.
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Dove trattare il
dolore e curare il paziente
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Dovrebbero nascere le Unità di "Medicina
del dolore" atte a raggiungere la diagnosi dei meccanismi
che sottendono al dolore, ad applicare le piu' avanzate tecniche
antalgiche, a rilevare e seguire ogni altro danno psicologico
e fisico causato dalla lunga sofferenza, cercando un reinserimento
del malato nella vita di tutti i giorni. Anche chi soffre
per i sintomi di una malattia che non puo' essere debellata
dalla medicina ha il diritto di essere riconosciuto come malato
ed essere curato in reparti adatti.
Molto è stato fatto per migliorare la qualità
di vita dei pazienti oncologici nelle fasi finali della loro
malattia, ma poco o nulla è stato fatto per il dolore
di questi, quando le cure sono ancora possibili, e di tutti
gli altri che il cancro non hanno.
In Italia esistono Centri di Terapia del dolore, affidati
in gran parte agli Anestetisti, che non hanno nulla da invidiare
a quelli di altri paesi ma non hanno un riconoscimento formale
e vivono sulla "sensibilità" di alcuni Direttori
Generali della Sanità.
E quindi è importante che il ministro della Salute,
dimostratosi cosi' attento al problema della sofferenza, ci
aiuti in questa fase di identificazione di possibili Unità
Ospedaliere volte alla cura del dolore acuto o cronico. Una
volta definite le caratteristiche strutturali graduate su
diversi livelli di offerta, si devono identificare i percorsi
diagnostici-terapeutici-riabilitativi efficaci e l'adeguato
rimborso economico. La preparazione della figura specialistica,
l'algologo, è già in parte possibile nelle Scuole
di Specializzazione di Anesteseologia. Potrebbe essere completata
con un periodo di approfondimento presso centri di riferimento
identificati sul territorio nazionale seguendo un preciso
curriculum formativo.
Senza riferimenti precisi e strutture identificate la terapia
del dolore, che oggi in Italia per iniziativa spontanea di
numerosi specialisti ha raggiunto importanti traguardi, non
troverà facilmente giovani specialisti dedicati, e
progressivamente scomparirà lasciando il posto a interventi
approssimativi e disordinati.
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Il
nostro prossimo obbiettivo è attivare il forum, IL
MEDICO RISPONDE, dedicato a tutte le problematiche che rigurdano
la salute. Le risposte hai messaggi saranno date esclusivamente
da uno staff di medici.
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Per
i medici che vogliano partecipare ai forum come moderatori,
Scrivere a hostmaster@clappy.it
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