Ipertensione arteriosa: il killer silenzioso
L'ipertensione arteriosa, in virtù della sua ampia diffusione e delle importanti implicazioni di carattere socio-sanitario, rappresenta uno dei problemi medici più rilevanti specie nei paesi industrializzati. Si stima infatti che oltre il 50% degli individui ultrasessantenni presenti valori pressori superiori a quelli comunemente considerati normali. Occorre peraltro tener presente che non esiste una netta linea di demarcazione dei valori di pressione arteriosa che distingua in modo chiaro i valori normali da quelli patologici. Sono stati quindi stabiliti dei livelli arbitrari che identificano i pazienti a maggior rischio di complicanze cardiovascolari e che possono trarre beneficio dall'intervento terapeutico. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) è considerato iperteso un soggetto con pressione arteriosa ( 140/90 mm Hg. Va peraltro ricordato che i valori pressori sono caratterizzati da una straordinaria variabilità intraindividuale, in funzione ad esempio dello stato emotivo, per cui anche in soggetti sani è possibile osservare episodicamente valori elevati di pressione arteriosa, senza però che tali rilievi assumano significato patologico. Di per sé, l'ipertensione arteriosa non produce, salvo che in presenza di valori particolarmente elevati, sintomi specifici. Alcuni pazienti possono riferire cefalea per lo più dietro la nuca, specie nelle prime ore della giornata, facile affaticabilità, vertigini. Più comunemente però, i soggetti ipertesi, nelle fasi iniziali non avvertono nessun sintomo, tanto che all'ipertensione arteriosa è stata attribuita il nefasto appellativo di "killer silenzioso". La presenza di valori pressori per lungo tempo elevati, rappresenta infatti, uno dei principali fattori di rischio per importanti patologie cardiovascolari quali: l'aterosclerosi, l'infarto miocardico, l'ictus cerebrale. Il rischio di incorrere in tali patologie risulta poi notevolmente aumentato se sono contemporaneamente presenti altri ben noti fattori di rischio cardiovascolari, come il fumo di sigaretta, l'eccessivo consumo di alcolici, l'abuso di caffè, l'ipercolesterolemia, la sedentarietà. Nonostante la potenziale pericolosità dell'ipertensione arteriosa, forse anche per la sua peculiare caratteristica di non produrre sintomi molesti, il controllo sistematico dei valori pressori è dai più trascurato. In realtà, sarebbe opportuno, specialmente negli individui ultraquarantenni, misurare periodicamente la pressione arteriosa, effettuabile sia dal medico di famiglia sia da un familiare e addirittura attraverso l'automisurazione. In presenza di rilievi ripetuti di valori pressori francamente elevati, si pone il problema non sempre facile, circa l'opportunità e la tipologia dell'intervento terapeutico. Mentre infatti non esistono dubbi sul fatto che l'ipertensione moderata e severa necessiti di un trattamento farmacologico tempestivo e appropriato, minori certezze esistono nell'ipertensione di lieve entità. Studi recenti sembrano comunque indicare che anche nei pazienti con pressione arteriosa solo di poco aumentata, la riduzione dei valori pressori comporta una diminuzione del rischio di infarto e di ictus cerebrale. Terapia non farmacologica dell'ipertensione arteriosa



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