MAMME OVER 40

Un figlio a 40 anni è un’emozione intensa, da vivere serenamente. Ecco tutte le indagini che garantiscono la salute del bebè. Per una gravidanza a prova di ansia.
Secondo l’ISTAT, le donne che diventano madri dopo i 35 anni sono aumentate del 34% e sono molte quelle che partoriscono il primo figlio dopo i quaranta.
Queste mamme rispetto a quelle che partoriscono a 20-25 anni affrontano la maternità con maggiore consapevolezza, accettano fatica e notti insonni con tranquilla rassegnazione, perché il figlio rappresenta per loro un dono della natura. La perdita di libertà e le giornate scandite dai ritmi del bambino sono considerate dalle mamme “anta” una conquista.
Naturalmente, superata la soglia dei quaranta, gli esami di routine diventano obbligatori e a essi se ne aggiungono altri. Capita che l’ansia prenda il sopravvento: nel primo trimestre la paura di non riuscire ad arrivare alla fine della gravidanza, gli accertamenti prenatali e l’attesa del risultato sono le maggiori preoccupazioni.
Le donne che arrivano tardi alla maternità per difficoltà di concepimento sono pari al 7%, oggi come negli anni ’50; mentre sono aumentate quelle che per scelta rimandano la maternità fino al termine massimo. Anche la percentuale dell’infecondità femminile e maschile si mantiene su valori stabili, e nella maggioranza dei casi non dipende da cause fisiologiche, ma dall’organizzazione della vita: lo stress quotidiano e la scarsità di rapporti sessuali nelle coppie sono la cause più importante.
L’aumentare dell’età aumenta solo il rischio di alcune malattie cromosomiche, tra le quali la più conosciuta è la Sindrome di Down: per questa anomalia a 30 anni il rischio è del 3%, invece, dopo i 40 anni sale al 4%. Gli altri difetti congeniti, come malformazioni e cardiopatie, rimangono a basso rischio per le donne di tutte le età. Prima di cominciare una gravidanza a 40 anni la futura mamma deve essere sicura della sua buona salute e deve chiarirsi come intende affrontare la diagnosi prenatale. Fare o non fare la villocentesi o l’amniocentesi? Se la donna è contraria all’aborto ed è convinta che la sua gravidanza sia preziosa e irrinunciabile anche in caso di malformazioni o anomalie cromosomiche, le indagini prenatali sono inutili. Sono consigliabili solo quando la persona è convinta che abortirà se il feto ha gravi difetti genetici. Il colloquio con lo specialista deve informare la paziente su tutte le possibilità, per permetterle di decidere con serenità come affrontare le diverse situazioni.

TUTTI GLI ESAMI DA FARE PER ESSERE TRANQUILLE
Dopo i quarant’anni è consigliabile tenere sotto controllo il peso, la pressione e fare una volta al mese l’esame completo delle urine. Se avete intenzione di lavorare fino alla fine della gravidanza, attenzione al pasto di mezzogiorno: non fornire all’organismo tutti i principi nutritivi necessari può condizionare il regolare accrescimento del feto, in particolare se la carenza riguarda l’acido folico e il ferro. Chiedete eventualmente consiglio al vostro medico sulla necessità di usare integratori.

Gli indispensabili:

Azotemia e creatininemia: la quantità di azoto e creatinina presenti nel sangue indicano il funzionamento dei reni.
Sideremia e ferritina: la carenza di ferro si aggrava in gravidanza; in caso di anemia forte è necessario integrarlo con compresse o fiale.
Trigliceridi e colesterolo: sovrappeso o alimentazione squilibrata possono aumentare i grassi nel sangue.
Curva glicemica: bisogna controllare gli zuccheri per escludere il rischio di diabete.
Pap test: eventuali problemi all’utero possono peggiorare con la gravidanza e non possono essere affrontati fino al parto.

Le indagini preliminari: ecco i test che si possono fare per affrontare una gravidanza più tranquilla.
Villocentesi: è un prelievo che si esegue tra la decima e la dodicesima settimana, sotto controllo ecografico, con un sottile ago per via transaddominale. Consiste nel prelevare alcuni frammenti di villi coriali della placenta. L’esame è fastidioso, ma non doloroso e comporta un rischio di abortività dell’1-2% circa. Si analizzano i cromosomi dei villi e si paragonano a quelli dell’embrione: in questo modo si ottengono le informazioni sul patrimonio genetico. I risultati si hanno dopo due o tre settimane. L’esame è precoce e permette perciò, se necessario, di effettuare un’eventuale interruzione di gravidanza con raschiamento.
Amniocentesi: si esegue nello stesso modo della villocentesi, però tra la quindicesima e la diciassettesima settimana. Si aspira liquido amniotico, nel quale ci sono cellule che derivano dai tessuti del feto (pelle, labbra e vie urinarie) e che contengono lo stesso patrimonio genetico del feto. Le cellule fetali ottenute con il prelievo vengono utilizzate per le indagini citogenetiche e molecolari. Il rischio è pari all’1% di abortività e generalmente sono necessarie tre settimane per avere il risultato. L’eventuale interruzione di gravidanza, di conseguenza, non può essere fatta con raschiamento, ma bisogna indurre un travaglio abortivo.
Ecografia morfologica: utilizza gli ultrasuoni per rendere visibile su un monitor la posizione, la forma e le dimensioni del feto e della placenta. Si esegue di solito 4 volte nel corso della gravidanza: all’inizio, dopo il terzo mese, al quinto mese e al settimo. Completa gli esami prenatali e aiuta il medico, dopo l’anamnesi della futura mamma, a sorvegliare l’andamento della gravidanza.
Tri-test: il tri-test si effettua tra la quindicesima e la diciassettesima settimana di gravidanza. Consiste nel dosaggio di tre ormoni prodotti dal feto e dalla placenta, presenti nel sangue materno: l’alfafetoproteina (Afp), l’estriolo-non-coniugato (Ue3), e la gonadotropina corionica (Hcg). La concentrazione degli ormoni cambia durante la gravidanza. La valutazione di queste tre sostanze, dell’età materna, del peso, dello stile di vita, permettono di individuare le donne ad alto rischio per Sindrome di Down, difetti del tubo neurale o altre anomalie cromosomiche.
La traslucenza nucale: è un’ecografia che evidenzia se nella parte posteriore della nuca del feto vi è un accumulo di liquido. Questa condizione può indicare un problema genetico. Viene effettuata tra la decima e la quattordicesima settimana di gestazione.


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