Nel
1720, le cioccolaterie italiane di Firenze e Venezia, raggiungono
fama europea. Il naturalista svedese Carlo Linneo, che si dedicò
alla classificazione degli esseri viventi, chiamò il cacao
Theobroma che significa alimento degli dei. Il cacao è
una pianta perenne alta circa 6-7 metri, l'habitat ideale è
la zona equatoriale, il frutto è rappresentato da una carbosside,
una specie di melone di forma ovoidale lungo circa 20-25 centimetri,
esso contiene da 20 a 40 semi lunghi 2-3 centimetri immersi in
una polpa bianca. Esistono molte varietà dell'albero di
cacao, le due principali sono il Crollo, che ha semi bianchi molto
profumati e di qualità elevata e il Forassero, che ha semi
di colore violaceo e dal gusto forte e amaro. Quando i frutti
sono aperti, i semi vengono tolti insieme a una parte della polpa
bianca, sono messi in un recipiente e a contatto della polpa che
fermenta, cambiano di colore e si ammorbidiscono, successivamente
si fanno seccare al sole, segue la torrefazione, i semi vengono
poi sbriciolati e fusi a 50-70 gradi, si ottiene quindi la pasta
di cacao che viene pressata e divisa in due parti, il burro di
cacao che servirà a produrre cioccolato e cosmetici e pani,
ossia pezzi duri e compatti che saranno ridotti in cacao solubile
in polvere. La polvere di cacao, unita alla pasta di cacao e allo
zucchero, dà la cioccolata fondente, se si unisce il latte
si avrà la cioccolata al latte, lo zucchero e il latte
aggiunti al solo burro di cacao, danno il cioccolato bianco. Il
cacao di buona qualità contiene il 64% di zuccheri, il
22% di lipidi, il 6% di proteine, il 4% di sali minerali, tra
cui buone quantità di magnesio e ferro, la theobromina.