GESTIONE DEI RIFIUTI.
Lo smaltimento dei rifiuti, delle cose "immonde" e inutili, consiste nella loro degradazione allo stato nativo, nel tentativo di farli confondere con gli elementi basilari della vita biologica: terra, acqua, aria e fuoco. Per questo, i rifiuti si interrano nelle discariche, si sciolgono nelle acque che li trasportano al mare. Si affidano alla catarsi del fuoco e attraverso questo si diffondono nell'aria. Il tempo necessario affinché i rifiuti si biodegradino, ossia si diffondano nell'ambiente rientrando nel ciclo degli elementi naturali, è più o meno lungo e richiede l'intervento di intermediari preziosissimi: i microrganismi, che vivono nel terreno e utilizzano una vasta gamma di enzimi.
Un mozzicone di sigaretta senza filtro, un fazzolettino di carta, un torsolo di mela, essendo sostanzialmente composti da materiale organico come cellulosa, vegetali e fibre, si degradano in appena 3-4 anni, ma già un quotidiano, un lembo di stoffa e lana o un filtro di sigaretta impiegano 8-10 mesi. Molto di più, e cioè 5 anni impiega un chewing gum, addirittura 10 anni una lattina di alluminio. Gli accendini e le bottiglie di plastica si degradano in un secolo, i pannolini e gli assorbenti in 200 anni, i sacchetti di polistirolo in 500 e le schede telefoniche addirittura in 1000 anni. Se fermiamo un attimo il pensiero sui miliardi di oggetti che vengono buttati via in un giorno, si potrà comprendere la dimensione macroscopica e la drammaticità del problema.
Noi italiani produciamo ogni anno ben 100 milioni di tonnellate di rifiuti. I nostri rifiuti hanno ormai raggiunto i mari e corriamo il rischio di ritrovarceli nei cibi e nell'acqua potabile. Un sistema ancora poco utilizzato per limitare il fenomeno è la raccolta differenziata e il riciclaggio. Esso risulta essere l'unica strada percorribile per salvare noi stessi e l'ambiente.



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