I progressi in campo biomedico sono tali da consentire oggi possibilità di recupero e di guarigione anche in casi che sino a 10 anni fa sembravano incurabili. Non solo: il progresso in ambito delle bioingegnerie è stato tale da consentire addirittura la sostituzione di funzioni e di organi umani mediante trapianto senza necessità di donazione da parte di un altro uomo. Come? Proviamo a vederlo insieme con alcuni esempi.
Occhio
Sempre più spesso la superficie esterna dell’occhio, esposta all’inquinamento atmosferico e a sostanze chimiche nocive, rischia di perdere integrità e trasparenza. Lacrime scarse, lenti a contatto usate troppo e farmaci, possono sfaldare la cellule superficiali della cornea e della congiuntiva. Nei casi più gravi la cornea si ulcera e si rischia la cecità. Oggi però ci sono delle possibilità in più di guarigione rispetto al trapianto.
Una di queste consiste nel ricoprire temporaneamente la cornea con un frammento di membrana amniotica, il tessuto che avvolge il bambino sino alla nascita e che contiene straordinari fattori vivificanti e vitalizzanti tali da riparare le lesioni corneali croniche.
Un’altra tecnica è il trapianto di limbus: frammenti di tessuto adiacente alla periferia corneale ( detto limbus) ricco di cellule staminali, prelevate dall’altro occhio sano o da una donatore, s’impianta sull’occhio leso. Dopo l’impianto le cellule si trasformano in epitelio corneale e migrano verso la porzione centrale della cornea.
I progressi della bioingegneria, applicati alla medicina e alle neuroscienze, hanno permesso di realizzare due protesi per la visione artificiale e un occhiale per vedere nella semioscurità.
Occhio artificiale: ideato nel ’76, consiste in una telecamera miniaturizzata, inserita negli occhiali, che invia le immagini ad un minicomputer connesso con un chip inserito nel cervello. Può essere utile per riconoscere forme grossolane quando si è stati in passato normovedenti. Richiede un intervento neurochirurgico complesso, è molto invasiva e rischiosa rispetto al risultato.
Retina artificiale: a giugno 2000 si sono applicate le prime protesi di retina artificiale intraoculari. Sono microchip in silicone, contenenti sensori che convertono l’energia della luce della immagini in impulsi elettrici che stimolano le cellule retiniche. Consentono d’individuare una porta o la forma della testa umana a distanza ravvicinata.
Moltiplicatori di luminosità: dal 2000 sono disponibili per ipovedenti affetti da retinite pigmentosa i moltiplicatori di brillanza a raggi infrarossi, speciali maschere a forma di occhiali che consentono di vedere nella semioscurità.