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Per epatite
si intende una malattia del fegato, caratterizzata da due elementi: *
Infiammazione, cioè afflusso nel fegato di una elevata quantità di cellule
mediatrici dell'infiammazione, richiamate da un agente nocivo che deve
essere combattuto ed eliminato; * Necrosi (cioè morte) di una elevata
quantità di epatociti (cellule del fegato); come conseguenza varie sostanze
contenute nelle cellule epatiche, e in particolare degli enzimi chiamati
transaminasi, vengono riversate nel sangue, dove possono essere dosate.
Gli agenti nocivi che provocano l'apatite sono di varia natura, ma nella
gran maggioranza dei casi si tratta di virus. Tali virus vengono distinti
in Maggiori (HAV, HBV, HCV, HDV, HEV, ecc.), responsabili principali di
danno epatico e virus Minori (appartengono, tra gli altri, a questo gruppo
Il Citomegalovirus e il virus di Epstein-Barr, agente eziologico della
mononucleosi infettiva). La maggior parte delle infezioni da virus epatitici
è asintomatica; a volte però si può manifestare una epatite acuta, dimostrata
con un incremento degli indici di necrosi epatica (transaminasi: ALT ed
AST) con valori che possono arrivare anche a 2-3.000 (vn=0-45). Il decorso
clinico è caratterizzato dalle seguenti fasi: 1. periodo di incubazione:
15-20 giorni per l'epatite A; 2-6 mesi per l'epatite B, 15 giorni-4 mesi
per l'epatite C 2. periodo preitterico: campaiono stanchezza, inappetenza,
nausea, dolore addominale; 3. periodo itterico. Tipica colorazione giallastra
della cute e delle sclere (ittero), colorazione scura delle urine (color
marsala), incremento delle transaminasi e degli altri indici di funzionalità
epatica (fosfatasi alcalina, gammaGt, bilirubina totale e diretta); 4.
periodo della convalescenza. La malattia può evolvere favorevolmente e
concludersi con la completa remissione del quadro e al guarigione (è il
caso più frequente per quanto riguarda l' epatite A ed E), oppure il quadro
può evolvere verso una forma cronica, cioè verso una infiammazione permanente
del fegato, provocata dalla persistenza del virus. Solo i virus dell'epatite
B, C e Delta possono provocare una epatite cronica. Si parla di epatite
cronica quando si riscontrano transaminasi costantemente elevate per oltre
6 mesi; nella maggior parte dei casi l'epatite cronica è asintomatica,
per cui il riscontro avviene in maniera del tutto casuale (esami del sangue
eseguiti per altri motivi). La diagnosi definitiva di epatite cronica
viene posta tramite agobiopsia del fegato, che consente l'analisi istologica
del tessuto epatico. L'entità del danno istologico viene quantificata
attribuendo dei punteggi a dei parametri quali l'intensità della necrosi
e dell'infiammazione (grading) e la presenza di fibrosi (staging), cioè
una sorta di cicatrizzazione del tessuto epatico. Il quadro più severo
di compromissione del fegato è rappresentato dalla cirrosi: dopo molti
anni l'infiammazione cronica può provocare una vasta cicatrizzazione in
ampie zone del fegato (fibrosi) con conseguente alterazione della struttura
dell'organo e grave compromissione delle capacità funzionali. La cirrosi
è un processo irreversibile di danno epatico e può essere causa di morte
per la progressiva riduzione delle capacità funzionali del fegato. Favorisce,
inoltre, l'insorgenza di un tumore del fegato (epatocarcinoma). 
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