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Altra soluzione ecologicamente corretta ed efficace è il vapore acqueo, meglio se saturo d'aceto: la forza cinetica del vapore pulisce, mentre l'aceto colpisce i batteri, ma senza troppa violenza.
Quando si usino detergenti chimici diventa di fondamentale importanza il risciacquo.
I prodotti che non lo prevedono riducono in parte la carica batterica, ma non portano via fisicamente la sporcizia e, soprattutto, possono lasciare residui tossici.
È necessario poi prestare attenzione ad alcuni "strumenti di lavoro".
Il tagliere di legno, per esempio: la sua superficie porosa e tagliuzzata per l'uso, trattiene facilmente residui organici. Per pulirlo l'ideale è uno spazzolino duro insaponato e, ovviamente, un accurato risciacquo.
Anche le spugnette sono un buon territorio per la proliferazione dei germi; meglio usare i panni spugna, che vanno lasciati in ammollo con acqua e candeggina ogni tre -quattro giorni e sostituiti con una certa frequenza.
Cibi, virus e batteri.
Tutti gli alimenti ospitano una certa quantità di batteri. La cottura può neutralizzarli ed è necessaria se si teme la presenza di organismi pericolosi come salmonelle o virus. La resistenza al calore può variare in base all'agente infettivo: non c'è una procedura che vada bene per tutto. In genere, ci si dovrebbe accertare che la pietanza sia cotta anche nei punti più interni e ricordare che preparazioni come quelle sotto sale, spesso equiparate alla cottura, preservano dai parassiti ma non garantiscono la sterilizzazione.



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