DANNI PROVOCATI DALL’USO DELLA COCAINA.

Stime recenti dicono che, a partire dal 1994, si registra un forte incremento annuale di nuovi consumatori, che ha triplicato il numero di tossicodipendenti e ha portato a 25 milioni gli Americani che almeno una volta hanno provato la cocaina.
All’origine di questa ripresa dell’uso di massa della droga, a detta degli studiosi del fenomeno, c’è un mix di fattori di notevole potenza: la cocaina, a differenza di altre droghe, è facilmente assumibile (si può fumare, aspirare con il naso, mettere sotto la lingua, ecc); è sempre più disponibile e a prezzi ridotti, ma soprattutto, è opinione diffusa che il consumo occasionale non crei grossi problemi alla salute. Opinione rafforzata dal fatto che, a differenza del dipendente da eroina, il cocainomane può stare anche giorni o settimane senza far uso della droga, salvo poi prendersi una sbornia di coca ad altissimo rischio cardiaco e psichico.
Resta il fatto che un giovane americano su due pensa che usare la droga una volta al mese non comporti alcun rischio. In realtà, i dipartimenti di emergenza degli ospedali registrano un netto incremento dei ricoveri di giovani con forti dolori al petto (angina pectoris), infarto del miocardio, cardiomiopatie in genere. Purtroppo, si verificano anche morti improvvise, di origine cardiaca, conseguenti all’uso di cocaina.
Né l’occasionalità, né la giovane età, quindi, proteggono dal rischio di subire un infarto, anche mortale.
È stato calcolato che un giovane in buona salute, senza quindi i tradizionali fattori di rischio cardiaco (aterosclerosi, ipertensione, fumo, colesterolemia elevata), nei sessanta minuti successivi all’assunzione di cocaina, incrementa di ben 24 volte il rischio di infarto.
La droga, infatti, frusta il cuore inducendolo ad aumentare drammaticamente la frequenza del battito e la contrattilità ventricolare sinistra. Al tempo stesso causa una notevole vasocostrizione delle coronarie e un aumento della pressione arteriosa.